Ricordi vissuti - La vetrina di Carla

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Ricordi vissuti

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Viaggiare nel mondo della nostra Storia Familiare della famiglia PRONIO - Ricordi Vissuti
Ricordi, aneddoti e storie della nostra vita familiare di ogni giorno

Sono Luciano, il primogenito, e vorrei raccontare la storia della nostra famiglia, storia che affonda le sue radici molto lontano nel tempo, eche cerchero' di raccontare attingendo ai ricordi, ai documenti, alle testimonianze, alle foto. Allore da dove cominciare? Be', mi sembra quasi ovvio...dalla mia nascita..o meglio dalla mia "avventurosa nascita". Si, perche', incredibile a crderlo mia madre non voleva farmi nascere perche' diceva: "Che' sono una donnaccia che faccio il figlio senza il padre". Infatti mio padre, o babbo, come lo abbiamo sempre chiamato noi, allora era lontano, al nord dove la guerra che ha sconvolto le nostre vite ancora continuava con i suoi dolorosi strascichi. Babbo, per l'anagrafe PRONIO Francesco ma per i paesani di Giuliano Teatino, il paesino dove siamo nati, lo chiamavano rispettosamente Don Ciccillo, era impegnato a dirigere compagnie di artificeri che provvedevano a bonificare il territorio da bombe e mine inesplose, rischiando ogni giorno, la vita, assurdamente quando gia' la guerra era finita ed il mondo cominciava faticosamente a tornare alla vita normale, non certo facile ma come dopoil passaggio di un uragano si comincia a ripulire il terreno dalle macerie per ricominciare,
Allora, dicevo, mia madre non voleva farmi nascere perche' non c'era il padre, beata innocenza di quei tempi andati. E nemmeno le parole della levatrice, fra lo stupito ed il canzonatorio, riuscivano a convincerla. Lidia, le diceva, guarda che il padre serve "prima", non quando il bambino deve nascere! Alla fine, come Dio volle, anche convinta dala levatrice che le aveva fatto toccare la mia testolina che voleva caparbiamente venire al mondo, ignaro della miseria e della distruzione che avrei trovato, finalmente sono nato...impaziente gia' da prima di nascere, perche' settimino, e quindi ancora non mi aspettavano, giustamente.
Quindi, eccomi qua, un batuffoletto fra le braccia di mia madre,












    
I Miei nonni paterni - La casa natale - La guerra

Il giorno 8 Settembre 1955 moriva improvvisamente per infarto nonno Nicola. Il suo vero nome completo era Pronio Giuseppe Nicola..ma per tutti era Nicoli' o in abruzzese..Niculi'... Il nome Giuseppe, come viene ampiamente descritto separatamente, e' un nome ricorrente nella nostra famiglia. Un uomo mite, taciturno, dedito alla famiglia e grande lavoratore. Aveva conosciuto la nonna Anna Teramo, (detta Donn'Annina) appartenente alla nobile famiglia dei Teramo, in quel di Crecchio con il famoso castello dove ha riposato a piu' riprese il Re Vittorio Emanuele III° (ed il suo seguoto) durante la sua ignominiosa fuga dall'Italia dopo l'8 Settembre 1943, imbarcandosi poi notte tempo dal porto di Ortona (o meglio Ortona a Mare), dove e' stata posta una lapide a perenne memoria. I nonni sono rimasti insieme per tutta la loro vita uniti da un dolcissimo e tenero legame. Lui mingherlino, baffi e capelli a spazzola, lei una donna robusta e autoritaria ed estremamente golosa, e si vedeva!!

Nonno Nicola aveva una grande passione ed abilita' per la falegnameria, che aveva installato in un ampio locale nel fabbricato proprio di fronte alla casa padronale, situata la' dove terminava il paese ed il terreno scendeva repentinamente a valle. E da questo promontorio, ultimo baluardo del paese si poteva godere di una vista straordinaria, con ilcampanile di Tollo in lontananza, un po' piu' in basso, e verso la campagna coltivata a perdita d'occhio e fin quasi al mare. E dal quale si poteva ammirare, soprattutto nelle profumate sere d'estate il sorgere della luna, enorme e rossa come il fuoco, mentre sotto il pergolato di campanule azzurre si recitava, tutti insieme il Rosario. Dalla casa si potevano scorgere le terre rigogliose ricche di frutta di ogni genere, attraverso il quale scorreva, provvido di acqua edi pesci, il fime "Venna", e dove i nonni avevano numerosi appezzamenti di terreno, coltivati dai mezzadri, o comunemente chiamati "socci" o "lu' socce".Ne ricordo uno chiamato Pantalone (probabilmente un nomignolo affibbiato dai paesani (ognune inevitabilmente ne aveva uno con in quale era meglio conosciuto che non con il suo nome di battesio) e lui probabilmente si chiamava Pantaleo Ancora oggi conserviamo, grazie a mamma e babbo, delle sue opere d'arte uniche, cornici intagliate che sembrano merletti ed arabeschi... Di lui ricordo la dolcezza, l'amore per i figli ed i nipoti...per me era "Sciorillo" (in abruzzese "Scioro" significa nonno..ed io lo chiamavo "Sciorillo", ossia nonnino!!!), ed aveva legato una capretta proprio sotto uno dei due enormi alberi di gelso, attorno ai quali la processione del Santo Patrono girava per tornare indietro verso il centro del paese, perche' cosi' avrei avuto il latte di capra fresco ogni giorno. Ripeto un uomo dalle mille attenzioni, schivo e pronto a
sacrificarsi per tutti i membri della famiglia..Quante volte sara' andato a Chieti, a piedi, per comprare le medicine che servivano urgentemente per qualcuno di noi!!! Per vostra informazione..in Abruzzese Nonno si dice "Tatone" e Nonna si dice "Mammona"...!! Mamma mi racconta sempre che nonno mi chiamava, con mal celato orgoglio, "lu scenziatelle di casa"!

Donna Annina pesava quasi 120 chili ed una circonferenza alla giro-vita, che era molto difficile da individuare, di 120 cm. Ricordo che quando aveva bisogno di un "abitino", era necessario aiutare la sarta a circumnavigare con il metro la sua bella persona, e genralmente questo compito spettava a Mamma.

Quando si e' sentito male, in realta' e' stato un colpo secco mentre era intento a ravvivare il fuoco del camino per cucere la "Pizza e Fuje", anche per non fare impressionare il figlio Francesco, mio padre, era stato spedito un telegramma nel quale si accennava a grave malattia del nonno. Babbo, preso dalla sua celata ansia, e' voluto partire subito con la mitica Topolino. Se fosse stato necessario sarebbe tornato successivamente a prenderci!!! Ma appena mezz'ora dopo la sua partenza ecco che arriva un altro telegramma nel quale purtroppo si annunciava la sua scomparsa. Mamma allora, con il suo solito spirito di iniziativa ed intraprendenza che ha contraddistinto tutta la sua vita, ha fatto i bagagli e siamo partiti, noi tre, Mamma io ed Ezio, in autobus per Pescara... Giunti a Pescara l'unico modo per raggiungere velocemente Giuliano Teatino era il Taxi..o Tassi'.. Ricordo forse una balilla, con le strisce verdi e nere. Il viaggio e' stato allucinante: una pioggia mai vista, sembrava il diluvio universale e, colmo della beffa, ricordo si ruppe niente di meno che il tergicristallo!!. Come Dio volle giungemmo a Giuliano nel primo pomeriggio.

   



Di quella giornata, avevo allora 10 anni, ho un ricordo particolare, nulla pero' che fosse legato al dolore, alla morte, alla scomparsa di una persona cara. Forse a quella eta' questi sentimenti ancora non si sono radicati nell'animo di un bambino, forse per l'atavico spirito di difesa e di sopravvivenza ancestrale. Fatto sta che la vista del povero nonno steso nella bara non mi impressiono' piu' di tanto, quasi fosse una cosa del tutto normale. Ma la cosa incredibile fu che alla vista della povera nonna Annina che di disperava in lacrime, invocando a gran voce il nome del povero marito, ebbene...la vista di questa donna enorme, robusta ed anziana in lacrime come un bambino che faceva i capricci, per me fu una visione cosi' strana ed inaspettata che all'improvviso fui preso da un riso irrefrenabile, e cosi' inappropriato che tutti mi sgridarono imponendomi di allontanarmi immediatamente. E per me la giornata, mentre dalla casa dei nonni giungevano lamenti e pianti soffocati, trascorse inverosimilmente giocando e ridendo con mio fratello Ezio, piu' iccolo di me di 5 anni (Annamaria era ancora in mente Dei!), mio cugino Paolo, di qualche anno piu' grande di me, ed altri amici del paese, ma cosi' rumorosamente che fummo
ripresi piu' volte dai vicini, che ci strillavano....fate silenzio!!!! Ed oggi in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte, 8 Settembre 21015,

Parlando con Mamma, con la quale abbiamo rivissuto quei momenti, ho scoperto che anche lei tanti anni prima..aveva fatto la stessa cosa. cioe' era scoppiata a ridere irrefrenabilmente davanti a Donna Annina chiamata rispettosamente Mamma', e voglio raccontarvela. Mamma e Nonna Annina erano andate a Chieti in autobus, che allora si chiamava "Lu Pustale", per comperare un paio di scarpe per Nonna Annina. Entrati nel negozio Nonna, ripeto una donnona imponente e dalla stazza considerevole, chiese con voce in falsetto ed elegante: " Vorrei un paio di scarpette per me, numero 33 o 34...!!!" Al che mamma  Lidia non pote' trattenersi e scoppio in una fragorosa quanto sincera risata... Poi per farsi perdonare pero' le offri' nel miglio caffe' di Chieti un bel gelato, comodamente e signorilmente seduto al tavolino....cosa che nonna Annina si e' premurata di raccontare subito alle amiche non appena tornata a Giuliano. Per vostra cultura voglio precisare che allora c'erano due modi di dire: Le Scarpe, considerate normali, per tutti i giorni, un po' dozzinali e di pelle piu' resistente, e Le Scarpette, considerate piu' eleganti, adatte all'aristocrazia ed alla media borghesia, fatte di morbida pelle di vitello lucida.

E trascinati dal vento dei ricordi non abbiamo potuto fare a meno di ricordare, sempre a proposito della stazza incommensurabile della nonna, soprattutto per noi bambini quando tutto ci appare ancora piu' grande e poi da grandi rimaniamo delusi nel rivedere le stesse cose ma cosi' piccole. Eravamo a L'Aquila, abitavamo al Torrione e babbo aveva accompagnato la Nonna in macchina, la povera Topolino che cigolava e fletteva al limite le sue balestre sotto il peso di cotanto passeggero, per ammirare la processione del Venerdi' Santo, che a a L'Aquila riveste importanza nazionale. Al ritorno avemmo la malaugurata idea di prendere l'autobus, e quando ci accorgemmo, al momento di salire, che la nonna non passava fra le la portiera e la sbarra centrale che divideva in due l'accesso, fummo presi dal panico. Cominciammo a spingere, aiutati da tutti gli altri passeggeri fermi alla fermata dell'autobus...ma le mani sprofondavano nell'abbondante posteriore della cara nonna Annina, una golosa diprima riga, e ci volle tutta la nostra forza per riuscire a farla finalmente salire sull'autobus. Come abbia fatto poi a scendere non me lo chiedete...non lo ricordo.
La casa dei nonni, distrutta durante la seconda guerra mondiale, con lo sfollamento ed il passaggio del fronte della Linea Gustav, da Ortona a Cassino. A Teramo i soldati tedeeschi sfilavano davanti alla casa dei nonni materni, a Ponte Vezzola, cantando tristi canzoni nostalgiche, mentre si recavano al fronta, e dicevano: "Andiamo a Tollo, a Tollo Caput!"

Iscrizione sulla lapide al Porto di Ortona, da dove si imbarcarono il re e il governo dopo la firma dell'armistizio con gli Alleati.
Il fronte a Giuliano Teatino
Durante la guerra, prima dello sfollamento, le batterie di cannoni che sparavano dovevano scollinare le alture nei pressi di Madonna della Neve. A volte qualche colpo era corto e cadeva su queste alture, dove i Giulianesi passavano per andare verso le campagne a fare provviste. Ed allora si sentiva un sibilo diverso..si gridava: "E' Corto!" e tutti si buttavano per terra.. E poi come una frustata il rumore degli alberi di ulivo stroncati dalla ogiva che si schiantava al suolo provocando una fragorosa esplosione e sventagliando schegge da tutte le parti. Questa, conservata sul balcone della casa di Roma, e' una di quelle schegge, che hanno sfiorato il nostro amato babbo, il giorno ( Dicembre del 43, giorno dell'Immacolata.
RIDIAMOCI UN PO' SU !!!!!! MA PUTEME VINCE LA GUERRA NU'???!!!
Parodia di 300.... Ma putem vince laguerra nu'?
MADRE, PATRIA

di PRONIO Francesco jr
Roma - 17 Marzo 2011
A mia Madre in occasione del suo compleanno

Oggi si celebra la Patria Nostra
anzi ho sbagliato, di Cosa Nostra,
terra di Santi e di Santoni
il piu' grande dei quali e' Berlusconi.

Ha dato i natali al Rinascimento,
oggi e' uno Zoo il suo Parlamento.
Non e' cambiata da quando sui roghi
dava fuoco ai suoi pensatori.

Ora dai fogli dei Neoprotestanti
sposa le cause dei benpensanti.
Crolla in pezzi ogni suo monumento,
il Belpaese e'un bello strumento
per il turista cornuto e contento.

La nostra patria cotanto amata
un giorno ha deciso di essere unita.
Scontenta di Francia e Austroungheria
ha scelto un'italica oligarchia.

Il Piemontese alfin ha creato
il suo reame felice incantato
che i poveracci ha reso straccioni,
servi, da vecchi, di Nuovi Padroni.

Il giorno che la nostra Patria fu fatta
si uni' gente che pria era disfatta
da un odio malvagio per chi gli era intorno,
chiedetelo al Pisano che farebbe a Livorno.

Dopo due guerre ha compiuto il suo sogno,
che i piu' chiamano Democrazia,
ma inneggiava alla polizia.
Ha vissuto un sogno che poi ha germogliato
dal 68 alla P38.

Per far sbocciare la ribellione
di quelli che odiano Aurelio il ladrone
i draghi del nord che forse ha ragione
ma e' insopportabile il loro padrone.

Oggi mi chiedo cos'e' l'Italia intera
se e' piu' discarica o bomboniera,
se e' piu' bordello o baraccone,
un popolo che idolatra la televisione.

Quella che fu terra di Mecenati
oggi umilia i suoi Laureati.
Ma un'altra cosa e' successa quel giorno.
Un'altra Madre e' venuta al mondo,
una madre che soffre e che conosce
il nome segreto delle mie angosce.

Allora il mio augurio, io preferisco,
darlo all'unica Madre che riconosco.

PRONIO Francesco Jr


 
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